Roma Capitale di Saperi: appello studentesco ai candidati alle elezioni amministrative di Roma 2016

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Roma oggi è una città ferita: i problemi e le contraddizioni da tempo irrisolti della capitale, si sommano alla crisi morale e civile svelata dall’inchiesta giudiziaria “Terra di mezzo”. L’Urbe è divenuta, nell’immaginario collettivo come nella quotidianità di chi la abita, sinonimo di inefficienza, malaffare, degrado e povertà. Una città dove le responsabilità di una classe politica e le gravi problematiche territoriali sembrano condurre verso il collasso.

Malgrado ciò, le prossime elezioni amministrative rappresentano l’occasione per ripensare Roma: alle miserie di “Mafia Capitale”, si può e si deve contrapporre una capitale delle idee, un progetto di città nuova e diversa. E’ questo il compito a cui tutte le compagini politiche, i cittadini e le forze sociali di Roma sono chiamati oggi.

Come studenti e studentesse della città di Roma, cittadini e non, abbiamo sempre vissuto sulla nostra pelle le complesse problematiche capitoline con particolare intensità. Da un lato perché rappresentiamo un mondo, quello della conoscenza, fortemente colpito dalla crisi del Paese e del territorio. Dall’altro perché Roma ha un’innata vocazione di città studentesca: oltre alle migliaia di studenti medi, ci sono nella capitale 200mila studenti universitari iscritti, di cui più di 80mila studenti fuori sede.

Roma deve molto a questa sua vocazione, a questa città nella città composta di giovani in formazione che ne sono la linfa vitale: il motore delle idee ed economico di un’intera metropoli. Malgrado ciò, Roma non è mai riuscita a diventare una città a misura di studente, una vera città universitaria. Le problematiche territoriali, le carenze strutturali e infrastrutturali, l’assenza di politiche di tutela degli studenti e di un vero sistema di welfare studentesco, hanno reso Roma una città sempre più invivibile.

Per questo crediamo che il prossimo appuntamento elettorale sia un’opportunità: l’opportunità di una presa di coscienza politica e civile sul collasso di uno dei pilastri di Roma; l’opportunità di un’inversione di tendenza su Scuola e Università che parta dal rimettere l’istruzione e la conoscenza al centro del dibattito pubblico. Crediamo che sia necessario per gli studenti, ma che lo sia ancora di più per Roma stessa. Ripensare il ruolo della cittadinanza studentesca capitolina vuol dire ripensare un modello di sviluppo economico e urbano, ripartire da un’economia della conoscenza che sia il propulsore per un cambiamento nella Città. Sfruttare quell’enorme capitale inutilizzato, il capitale dei saperi, per creare una città diversa.

La presenza di studenti a Roma ha spesso favorito la riqualificazione e il recupero di interi quartieri. Basti pensare a Pigneto e Ostiense: nel corso di qualche decennio sono passati da realtà marginali e degradate a centri pulsanti della vita cittadina, della sua offerta culturale e della sua vitalità economica. La vocazione studentesca di Roma e a volte la presenza diretta sul territorio di istituzioni universitarie, hanno contribuito a creare quell’economia della conoscenza che per la città non rappresenta solo un indotto di introiti, ma che può essere un vero e proprio modello di sviluppo e crescita alternativo.

Oggi affrontare le enormi problematiche di una città con interi quartieri in uno stato di abbandono e tensioni sociali, vuol dire innanzitutto avere la capacità di ripensare completamente il tessuto urbano, inserendovi un ruolo chiave per quella fucina di idee, energie e risorse che sono gli studenti e il mondo dei saperi capitolino.

Vogliamo scrivere la storia di una Roma diversa e vogliamo farlo tenendo conto dell’enorme potenziale di sviluppo che il mondo della conoscenza può apportarvi. Immaginiamo un’amministrazione capace di ripensare Roma attraverso forme di progettazione partecipata: un modello di elaborazione che coinvolga in maniera diretta e paritaria gli attori sociali del territorio, integrando nei processi decisionali le realtà che normalmente ne sono escluse e che vivono direttamente la Città. In quest’ottica le conoscenze tecniche, la sperimentazione, la creatività e le idee di studenti e istituzioni della conoscenza possono rappresentare un capitale di valore inestimabile per ripensare l’idea stessa di città.

E’ per questo che come Unione degli Universitari di Roma vogliamo richiamare l’attenzione di chiunque si appresterà a governare questa città. Lanciamo quindi un appello ai candidati, affinché sottoscrivano una serie di impegni minimi inderogabili sul tema della conoscenza e del diritto allo studio in città. Vogliamo un confronto serio, ampio e costante, che non si esaurisca in una tornata elettorale, ma che sia capace di creare un tavolo di confronto permanente tra Comune e studenti, per immaginare una Capitale davvero all’altezza dei suoi sogni.

Roma è una delle grandi città culturali italiane ed europee: il suo patrimonio storico e artistico, la vitalità e la varietà della sua scena di produzione culturale e intellettuale, la presenza sul territorio di esperienze orizzontali e diffuse di creazione di fruizione di contenuti la rendono una vera e propria Capitale della cultura. Malgrado ciò, la città offre tutt’oggi poche possibilità di accesso per tutti a quel patrimonio che essa custodisce e produce. Crediamo che sia necessario rilanciare il ruolo di polo culturale della Capitale, nel suo centro come nelle sue periferie, poiché la lotta alla marginalità, al degrado e all’ingiustizia sociale passa anche per la capacità di garantire il più possibile l’offerta alla cultura.

Accesso gratuito al patrimonio culturale civico per gli studenti

La formazione di chi intraprende un percorso di istruzione non può esaurirsi nell’apprendimento specialistico nei luoghi tradizionali a ciò preposti, Scuola e Università, ma deve risolversi in un arricchimento culturale e una crescita personale dei singoli a 360 gradi.

In questa prospettiva un ruolo fondamentale è svolto dall’accesso ai beni culturali. Esaminando tuttavia lo stato attuale del cartello delle gratuità e delle riduzioni per il pubblico dei musei comunali, a partire dalla Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 9 del 19.2.2016, emerge un quadro molto diverso. L’accesso gratuito al patrimonio culturale civico è garantito normalmente solo per ragioni anagrafiche e ai soli residenti: una limitazione che non tiene conto (salvo che per studi specialistici) né dello status di studente, né dell’alto numero di studenti universitari fuorisede.

Crediamo che sia necessario a tal fine rendere disponibile gratuitamente il patrimonio artistico e culturale capitolino non solo a chi persegue studi specialistici, ma a tutti gli iscritti presso scuole, università e altri istituti di formazione romani, residenti e non.

Agevolazioni per studenti per tutti gli eventi culturali

La ricchezza culturale romana non dipende solo dal suo patrimonio archeologico e artistico, ma anche dalla grande quantità di eventi, mostre e spettacoli che la città offre. Crediamo che sia necessario garantire una più facile fruizione dei contenuti a sfondo culturale per gli studenti.

Da un lato, chiediamo l’ampliamento e il miglioramento delle agevolazioni previste per le iniziative culturali del Comune di Roma. A titolo esemplificativo: la creazione di una riduzione per studenti per gli spettacoli dell’Auditorium Parco della Musica; l’aumento della riduzione prevista per gli studenti per gli spettacoli del Teatro dell’Opera di Roma.

Dall’altro lato, è necessario che il Comune predisponga con gli operatori del settore una rete di riduzioni per l’accesso ai contenuti della produzione culturale: vale a dire un sistema di convenzioni con gli esercenti per riduzioni agli studenti su concerti, cinema, libri, teatro.

Cooperazione tra studenti e istituzioni culturali

L’alta presenza di studenti nella città è sempre stata foriera di vitalità aggregativa, artistica e culturale, stimolando la rinascita di intere porzioni di territorio urbano e strappando quartieri al degrado e alla marginalizzazione dovuta alla crisi. La valorizzazione di iniziative studentesche e di forme di partecipazione e aggregazione dal basso sul territorio dovrebbe essere tra gli obiettivi dell’amministrazione locale. In questo senso, crediamo che si possano sperimentare forme di promozione del patrimonio culturale, favorendo le iniziative promosse dagli studenti e la cooperazione tra questi e le istituzioni culturali, anche attraverso momenti di cogestione e partecipazione diretta alla vita del patrimonio civico.

Organizzazioni di laboratori didattici con le istituzioni culturali

Il patrimonio culturale civico romano, con i suoi teatri, le sue biblioteche e i suoi musei, non rappresenta soltanto uno strumento di produzione e offerta di contenuti: è anche un capitale di conoscenza, know-how, buone pratiche, informazioni tecniche da mettere a disposizione di coloro che vogliono usufruirne per arricchire la propria formazione e il proprio percorso di studi. Crediamo che l’interazione tra istituzioni culturali e mondo dei saperi passi anche per l’organizzazione di laboratori didattici con scuole e università.

Uno dei più grandi problemi della città di Roma è legato all’assenza di spazi. Spazi in cui fare socialità, cultura, in cui studiare, che siano fruibili dai giovani sul territorio per portare avanti forme di partecipazione e aggregazione. La condizione drammatica dei nostri quartieri e delle nostre periferie, la sottrazione di territorio allo Stato da parte della criminalità, è dovuta anche all’assenza di luoghi di questo tipo: posti in cui aggregare vuol dire includere, partecipare, fornire un’alternativa.

Dai circoli associativi alle biblioteche, dai luoghi della movida alle aule studio: ripensare Roma vuol dire anche ripensare i suoi spazi.

Potenziamento della rete delle biblioteche comunali

La rete delle biblioteche di Roma svolge un ruolo chiave sul territorio della città. Da un lato rappresenta un circuito di punti di studio, ricerca e lettura per tanti cittadini, di cui la massima parte studenti (che oggi rappresentano circa il 38% dell’utenza del prestito: la categoria più numerosa). Dall’altro le biblioteche romane costituiscono dei presidi di cultura e aggregazione sui territori, specialmente nelle periferie.

Per questo riteniamo necessario da un lato l’ampliamento e la creazione di nuove strutture bibliotecarie, specialmente in territori periferici ad alto tasso di disagio sociale; dall’altro l’estensione dell’orario di apertura delle biblioteche attuali, specialmente il sabato e nelle ore serali, per adeguarsi alle esigenze degli studenti e a quanto avviene in molte città europee.

Un intervento di questo tipo non è realizzabile se non attraverso un ingente aumento del contributo annuo complessivo destinato alle biblioteche. I fondi attualmente stanziati (18 milioni di euro) sono infatti insufficienti sia a garantire la realizzazione degli obiettivi fissati dal documento unico di programmazione 2016-2018 (20 milioni), che il mantenimento della qualità dei servizi attuale (19 milioni).

Oltre allo stanziamento di nuove risorse, un investimento sulle biblioteche richiede parallelamente nuove assunzioni, perché la dotazione organica del personale bibliotecario non è in grado di sostenere già le attuali necessità funzionali. Negli ultimi 10 anni, a fronte di un aumento della rete bibliotecaria, il personale non solo è rimasto invariato, ma si è ridotto di alcune unità.

Crediamo che questi interventi siano necessari per rendere Roma una Capitale della cultura europea, una città a misura di studente e per strappare interi quartieri dal disagio sociale dovuto alla mancanza di spazi di aggregazione.

Biblioteche come centri di promozione dell’offerta culturale

Vogliamo una città in cui le biblioteche romane, così come tutti gli altri luoghi di cultura, non siano soltanto i fornitori di un servizio all’utenza, ma diventino spazi propositivi di produzione culturale in città. Immaginiamo un sistema bibliotecario che, in collaborazione con associazioni, studenti e operatori della cultura, offra una regolare programmazione di incontri, proiezioni, concerti e mostre, per inserirsi pienamente nel circuito culturale, aprendosi al pubblico e alla cittadinanza.

Creazione di aule studio su tutto territorio urbano

La cronica carenza di spazi in città colpisce anche i luoghi di studio. Le biblioteche presenti in città e gli spazi predisposti dagli atenei non sono infatti in grado di garantire un posto dove studiare alle decine di migliaia di studenti che ne hanno bisogno. Chiediamo pertanto la creazione di una rete di aule studio in tutta la città, come avviene in molte città universitarie italiane e straniere. Ciò è attuabile attraverso tre distinti interventi:

  • Creazione di spazi di aggregazione e studio attraverso il recupero di immobili: vere e proprie aule studio comunali, di concerto con le università. Tali spazi potrebbero essere utilizzati direttamente in autogestione dagli studenti, assorbendo così i costi dovuti alla sorveglianza e al personale.
  • Convenzioni con attività, enti e istituzioni in città che vogliano mettere a disposizione i propri locali in alcune ore del giorno per adibirli ad aule studio. Ciò consentirebbe, mediante agevolazioni per chi fornisce tale servizio, di valorizzare le già numerose esperienze di aule studio “dal basso” presenti in città e realizzate da associazioni, esercenti e realtà sociali.
  • Ampliamento dei progetti “scuole aperte”, in modo da restituire alle scuole il ruolo di spazi di aggregazione, socialità e punto di riferimento per tutto il territorio urbano.
Recupero dei beni comuni inutilizzati

Roma soffre l’assenza, in significative porzioni di territorio, di luoghi di aggregazione e socialità, che diano risposte specialmente alle esigenze della popolazione studentesca e giovanile. D’altro canto può contare un inestimabile quantità di beni ed edifici inutilizzati, che se strappati all’abbandono possono assumere un ruolo chiave nella riqualificazione della città e dei quartieri. Ne sono un esempio i numerosi casi di spazi autogestiti in città, spesso unici strumenti di produzione culturale e aggregazione in quartieri altrimenti abbandonati alla marginalità e al disagio sociale.

Crediamo che sia necessario procedere a un più ampio recupero degli immobili inutilizzati in città e a una valorizzazione delle esperienze di partecipazione diretta della cittadinanza alla gestione dei beni comuni. Chiediamo quindi la messa in campo di una strategia da parte della futura amministrazione che persegua i seguenti obiettivi:

  • Censimento dei beni immobili inutilizzati e confiscati di proprietà del patrimonio civico, di concerto con i municipi e gli enti che possiedono tali beni, così da poter predisporre un piano di recupero, destinazione d’uso e assegnazione degli stessi.
  • Recupero di questi beni attraverso nuove modalità di amministrazione e gestione della cosa pubblica, incentivando le esperienze di partecipazione dal basso e gestione diretta, attraverso comitati di quartiere, associazioni, studenti, realtà sociali e organizzate presenti sul territorio, mediante bandi di assegnazione dei beni.
  • Agevolazioni e incentivi alla riqualificazione degli spazi, come ad esempio canoni di locazione calmierati per chi recupera immobili inutilizzati e per chi tramite tali spazi fornisce servizi utili alla cittadinanza.

Lo stato delle infrastrutture e dei trasporti è ormai uno dei punti nevralgici delle inefficienze in cui versa la città di Roma. Ciò è dovuto in gran parte alla sua estensione territoriale, che con i suoi 1287,36 km2 resta di gran lunga imparagonabile a qualsiasi altra città italiana. L’assenza di un trasporto pubblico adeguato alla complessità territoriale, l’inefficienza delle infrastrutture e l’assenza di una politica sulla mobilità negli ultimi anni, non hanno avuto come conseguenza il solo ricorso al trasporto privato (con il conseguente impatto logistico e ambientale). L’altra faccia della medaglia è infatti la disgregazione del tessuto urbano, con aree completamente escluse da collegamenti agevoli e razionali e una capacità di mobilità degli individui da una zona all’altra fortemente penalizzata e frammentata.

Ciò non ha fatto altro che aumentando il divario già netto tra centro e zone periferiche, peggiorando sensibilmente la qualità della vita di chi vive a Roma e allargando lo spettro delle diseguaglianze sociali.

Ripensare la rete dei trasporti romana

La risposta all’inefficienza e alla frammentazione del trasporto pubblico romano richiede che esso sia completamente ripensato. Chiediamo una rete di trasporto pubblico realmente integrata tra i vari mezzi, maggiore frequenza delle corse, linee di collegamento diffuse e capillari tra i quartieri, migliori collegamenti delle periferie con il centro.

Una delle maggiori criticità del trasporto pubblico romano è l’assenza di collegamenti notturni adeguati alla complessità della rete urbana: chiediamo un incremento dei mezzi, delle corse e delle linee notturne (con maggiori strumenti di sicurezza su queste ultime), garantendo collegamenti diretti tra i quartieri della capitale e tra questi e i punti di maggior flusso della “movida” cittadina.

Ciò ovviamente richiede una visione di prospettiva, che la mobilità sia vista come una delle grandi sfide della città di Roma e non come una questione emergenziale. Sono necessari investimenti di gran lunga superiori a quelli operati finora, in termini occupazionali e di risorse.

Revisione delle tariffe

L’attuale tariffario dei biglietti di accesso al trasporto pubblico costituisce uno dei principali limiti al diritto alla mobilità dei cittadini romani e in particolar modo delle categorie maggiormente in difficoltà, come gli studenti. Innanzitutto, è necessario garantire la possibilità di utilizzare i biglietti a tempo BIT per un numero illimitato di corse della metro (come già avviene con i mezzi di terra) fino alla scadenza del tempo.

In secondo luogo, il sistema di agevolazioni sugli abbonamenti presenta delle gravi criticità, non tenendo conto delle esigenze economiche di chi studia a Roma. Chiediamo quindi:

  • l’estensione anche ai non residenti delle agevolazioni per studenti;
  • una migliore, più dettagliata e progressiva divisione in fasce degli abbonamenti annuali agevolati in base al proprio ISEE;
  • il ripristino dell’abbonamento per studenti mensile.
Pensare una mobilità sostenibile

La risoluzione dei problemi legati alla mobilità romana passa innanzitutto per il superamento delle difficoltà riscontrate nella creazione di collegamenti capillari in città e della forte congestione del traffico cittadino. Sotto quest’ultimo aspetto, ciò dipende anche dalla forte prevalenza del ricorso al trasporto privato rispetto a quello pubblico, con un numero di autovetture di gran lunga superiore a quello di qualsiasi altra città italiana.

Ripensare la mobilità romana vuol dire quindi anche ripensare la sua sostenibilità e il ruolo di mezzi di trasporto alternativi, come bike sharing e car sharing. Ciò risponde a una triplice esigenza: logistica, ambientale e di possibilità di acceso ai mezzi di spostamento.

Chiediamo quindi innanzitutto un potenziamento del ricorso alle bici, in particolare:

  • la riattivazione e l’ampliamento quanto prima del servizio di bike sharing. In questo senso il progetto presentato dal Comune lo scorso febbraio costituisce un buon punto di partenza, seppur insufficiente come numero di mezzi e di ciclostazioni;
  • la creazione di un maggior numero di percorsi ciclabili e pedonali in ogni quartiere;
  • eco-incentivi per l’acquisto di biciclette, specialmente per gli studenti, sul modello di quanto predisposto dalla Regione Lazio a febbraio;
  • aumento del numero di rastrelliere presenti in città.

E’ necessario inoltre, al fine di ridurre il ricorso ai mezzi privato, un potenziamento del servizio di car sharing, più precisamente:

  • aumento dei punti di sosta, della copertura e delle vetture del car sharing comunale;
  • tariffe agevolate per gli studenti per l’accesso al servizio di Car Sharing Roma.

Da ultimo crediamo che vada ampliata la rete del traffico su rotaia in città, sia attraverso il potenziamento della rete tranviaria rispetto a quella su gomma, sia attraverso il miglioramento della rete ferroviaria metropolitana.

Collegamenti con gli studentati

Le residenze universitarie della città di Roma rappresentano sotto molti aspetti uno dei nodi irrisolti della presenza studentesca in città. Non solo il numero di posti è fortemente insufficiente, ma la maggior parte degli studentati è sita in posizione decentrata rispetto a quella delle sedi universitarie. Ciò è vero particolarmente per le residenze di nuova costruzione, di cui alcune sono situate anche in territori periferici, come quelle di Valleranello e Ponte di Nona. Ciò rende gravosi e difficili i collegamenti degli studentati, sia con le università che con il resto del territorio urbano, determinando una grave penalizzazione per le opportunità di studio e di socializzazione degli studenti ivi residenti.

Chiediamo quindi che a tutti gli studenti, a partire da chi usufruisce di posto alloggio, sia garantito il pieno e agevole diritto alla mobilità e allo spostamento, prevedendo collegamenti diretti tra gli studentati, le zone universitarie e il centro, sia diurni che notturni, a cadenze regolari e frequenti.

Roma è da sempre una città con un’alta presenza di studenti: soltanto gli universitari fuori sede sono circa 80,000, tenendo conto solo dei tre principali atenei pubblici. Si tratta di una massa enorme di persone, una vera e propria città nella città, di cui solo il 2,5% (circa 2000) riesce a trovare alloggio nelle residenze universitarie di Laziodisu, a fronte di una media europea di molto superiore al 10%. Il resto alimenta il mercato privato degli affitti, da un lato creando un indotto economico fondamentale per la vita cittadina, dall’altro trovandosi vittima di un sistema di sfruttamento predatorio basato sull’evasione fiscale e sulla speculazione economica.

Ciò ha determinato una vera e propria emergenza abitativa, confermata dai dati relativi al 2015 dell’Ufficio Politiche Abitative della CGIL (in collaborazione con il Sunia e l’Unione degli Universitari). L’affitto, infatti, può arrivare a incidere anche per l’80% del budget mensile: a Roma un posto letto oscilla tra i 200 e i 350 €, mentre una camera singola tra i 350 e i 550 €: solo Milano ha costi maggiori. Il caro affitti determina innanzitutto difficoltà economiche per gli studenti e le loro famiglie: nel Centro l’incidenza sul reddito è in media del 22,57%, causando difficoltà economiche a quasi un terzo delle famiglie. La ricaduta diretta è ovviamente la necessità per molti studenti di ricercare lavori part-time, causando un disinvestimento nella formazione, nonché un alto tasso di abbandono degli studi. Tutto questo nonostante sia in vigore una normativa che tutela i diritti degli studenti fuori sede, la Legge 431 del 1998, che prevede per gli universitari il diritto a canoni d’affitto “calmierati”, per lo più ignorati dai proprietari di casa.

Alla questione abitativa determinata dal costo esorbitante degli affitti, si aggiungono poi le gravi violazioni di legge da parte dei proprietari: contratti in assoluto nero non scritti né registrati; contratti di tipo libero ma non registrati senza limite di canone; contratti transitori irregolari o intestati al genitore e non registrati; affitto ad un titolare e sub-affitti collegati; ulteriori numerose violazioni sulle tutele e le disposizioni di legge.

E’ necessario intervenire con forza su questa grave emergenza abitativa, al fine di scongiurare il dilagare di situazioni di marginalità e disagio economico.

Promozione di contratti agevolati e lotta al nero

Il dinamismo di una grande città come Roma si misura anche sulla capacità di saper accogliere studenti, ricercatori, lavoratori fuori sede, grazie ad un’offerta residenziale calmierata e accessibile a tutti. Chiediamo:

  • il rinnovo dell’accordo territoriale per canoni agevolati, con il coinvolgimento delle organizzazioni studentesche oltre a quelle di categoria, al fine di migliorare le agevolazioni e le tutele;
  • lotta agli affitti in nero, attraverso maggiori controlli, una miglior coordinazione con le istituzioni universitarie e un sistema locale di incentivi ai proprietari;
  • la creazione di uno sportello affitti comunale per gli studenti, attraverso il quale svolgere da un lato un’attività di tutela e di assistenza legale, dall’altro offrire agli studenti un servizio di ricerca alloggio a condizioni eque e canoni calmierati.
Riutilizzo dei beni dismessi per l’edilizia abitativa

Così come per l’assenza di spazi di aggregazione, il patrimonio di beni immobili inutilizzati, pubblici e privati, può costituire una risposta anche per l’emergenza abitativa romana.

Anche in questo caso, chiediamo il recupero degli immobili inutilizzati in città a fini abitativi, per studenti e per altri soggetti svantaggiati. Ciò permetterebbe non solo di risolvere almeno parzialmente la questione alloggi, ma anche di incentivare l’abbassamento dei prezzi e di permettere l’aumento delle residenze in città senza ulteriore consumo di suolo, né ampliamento dei volumi esistenti.

Una città davvero a misura di studente non può prescindere dalla creazione di un vero sistema di welfare studentesco. Questo si realizza non soltanto attraverso misure e politiche di sostegno economico agli studenti, ma anche tramite il riconoscimento dello status di studente e la riconduzione a tale status di un’ampia rete di servizi e agevolazioni.

Allo stato attuale delle cose, mentre per gli studenti medi vi è il circuito nazionale “IoStudio” del MIUR, a Roma non esiste un circuito di servizi e agevolazioni che miri a facilitare la vita dello studente universitario creando ponti col tessuto cittadino. Ciascun Ateneo, infatti,  valuta autonomamente la possibilità di fornire ai propri iscritti un panorama variegato di facilitazioni e convenzioni, dotando loro, eventualmente, di una tessera identificativa che possa attestare il loro status.

Accanto a queste carte differenziate per ateneo, si aggiunge un frammentario panorama di agevolazioni e circuiti operanti a più livelli: dalle convenzioni ministeriali e delle singole istituzioni del comune, alle agevolazioni  previste autonomamente da esercenti privati.

La frammentarietà delle offerte fin qui prospettata è un serio ostacolo alla conoscibilità delle stesse da parte degli studenti, creando forti differenze sulle opportunità di accesso ai servizi e sugli standard qualitativi degli stessi in base all’ateneo d’iscrizione. La mancanza di un unico interlocutore per la stipulazione di tali appoggi, inoltre, rende concretamente difficoltosa l’individuazione di un centro decisionale per la proposta e l’implementazione di una rete a livello cittadino o, più auspicabilmente, regionale.

Crediamo fermamente nella necessità di arrivare ad una ridefinizione della tutela del diritto allo studio, che esuli dalla dimensione prettamente assistenzialistica dell’erogazione di fondi o dalla garanzia di un alloggio o dall’offerta della ristorazione, per giungere a ricomprendere l’intero settore della prestazione di servizi essenziali per la vita quotidiana dello studente; come la ristorazione in riferimento ad enti convenzionati e l’accesso al sapere e alla cultura in tutte le sue forme (biblioteche, carto-librerie, eventi culturali e artistici, sport).

Chiediamo dunque:

  • la stipulazione di una convenzione quadro tra l’amministrazione locale, le università, gli esercenti privati e le associazioni di categoria negli ambiti sopra esposti, con l’obiettivo di armonizzare il sistema del welfare studentesco e creare una rete comunale di convenzioni, agevolazioni e servizi, che abbia nel Comune di Roma il suo principale promotore;
  • l’adozione di una tessera identificativa che attesti lo status dello studente universitario e funga da carta unica dei servizi comunale, senza alcun tipo di distinzione in base all’ateneo di studio;
  • la creazione di un portale web che raccolga tutti i servizi utili agli studenti, facilitando così la conoscibilità riguardo l’esistenza di convenzioni, agevolazioni e servizi altrimenti di difficile reperimento e superando la frammentazione informativa attuale.

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