L’UDU Roma consegna una lettera al Ministro Giannini per denunciare l’emergenza diritto allo studio e ISEE

FB_IMG_1449150176712

Durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico di Roma Tre, abbiamo consegnato al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca Stefania Giannini una lettera sulle condizioni emergenziali in cui versa il diritto allo studio in Italia e a Roma. Di seguito il testo della lettera.

“Egregio Ministro,

siamo studenti e studentesse che vivono ogni giorno le difficoltà di chi frequenta l’Università nel nostro Paese e nella nostra città, a partire dall’assenza di un Diritto allo studio universitario adeguato.

Anche quest’anno in Italia e nel Lazio migliaia di studenti idonei alla borsa di studio non hanno potuto beneficiarne per insufficienza di fondi. L’assenza di finanziamenti statali proporzionati alle necessità ha determinato un crollo di quella tutela che l’art. 34 della nostra Costituzione erge al rango diritto sostanziale. A fronte di un forte disinvestimento dello Stato, il sistema del DSU è sempre più finanziato dagli studenti stessi, attraverso la tassa regionale a ciò preposta, aggravando così specialmente la contribuzione delle fasce deboli della società, già duramente colpite dalla crisi economica. Nell’anno 2014, ad esempio, l’incidenza di tale contribuzione sui fondi totali stanziati per il Lazio ammontava a ben il 55,6%.

Questo generale disimpegno ha precluso concretamente a migliaia di studenti la tutela loro accordata dalla nostra Carta fondamentale, minando il carattere pubblico ed egualitario dell’accesso all’istruzione.

Malgrado gli sforzi della Regione Lazio di impegnare più risorse per le borse di studio, in controtendenza con il trend nazionale, la mancanza di interventi finanziari strutturali dello Stato ha determinato l’aggravarsi dei problemi del diritto allo studio sul nostro territorio, incapace di garantire la copertura totale degli aventi diritto.

Quest’anno un sistema già in crisi è stato aggravato dal grave numero di esclusi dai benefici a causa del nuovo modello ISEE, la cui riforma non è stata accompagnata da un’analoga revisione delle soglie di idoneità per l’accesso ai servizi. Migliaia di famiglie che pure avrebbero diritto ai sussidi si trovano così in una paradossale situazione di apparente benessere, che rischia di scaricare ulteriormente i costi dell’Università pubblica sui ceti già maggiormente vessati. Nel solo Lazio gli studenti “esodati” sono più di 1400 per i posti alloggio e più di 11’400 per le borse di studio.

Si tratta di una situazione drammatica che richiede soluzioni urgenti e concertate a livello nazionale e locale, a partire da nuovi investimenti statali sul DSU, già nella prossima manovra finanziaria. In questa ottica non bastano gli ulteriori stanziamenti già fatti o annunciati, poiché servirebbe investire sul diritto allo studio ben 200 milioni di euro ulteriori.

Condividiamo le recenti dichiarazioni del Presidente del Consiglio, per cui alla violenza e al terrore si risponde solo con la cultura: proprio per questo crediamo che la cultura e l’istruzione necessitino di interventi programmati e adeguati, non sporadici e contingenti, come invece avviene da troppo tempo. Il rapporto OCSE “Education at glance 2015”, pubblicato la scorsa settimana, conferma il costante stato di sottofinanziamento del sistema di istruzione in Italia, che diventa ancora piú evidente se paragonato agli altri Paesi europei. L’Italia, infatti, spende due terzi di quanto spendono in media i Paesi OCSE. Solo lo 0,9% del PIL Nazionale è investito nelle istituzioni dell’istruzione terziaria, in fondo alla classifica. In Italia inoltre solo il 62% dei laureati tra i 25 e i 34 anni trova lavoro, ben distanti dalla media OCSE, che è dell’82%.

La nostra Università di Roma Tre è un ateneo virtuoso che ha fatto dell’investimento sul diritto allo studio e di una prospettiva internazionale i propri tratti salienti. Ciò che oggi chiediamo sono interventi proprio in questa prospettiva, che riportino l’Italia e i suoi studenti in Europa per quanto riguarda la tutela dell’accesso all’istruzione, non relegandola più a una storica posizione di coda.

Crediamo che la conoscenza sia uno strumento necessario per la creazione di un Paese e di un mondo migliore, in cui non vi sia spazio per episodi drammatici di odio e intolleranza come quelli che hanno sconvolto di recente Parigi e l’Europa. Per far ciò è necessario, tuttavia, andare in controtendenza rispetto al disinteresse mostrato dalla politica per questo settore cruciale. L’Università italiana rischia di essere oggi uno strumento creatore di diseguaglianze ed esclusione, a causa del venir meno delle tutele accordate dall’art. 34 e del vertiginoso aumento delle tasse universitarie. Affinché l’Italia vinca questa battaglia culturale e di civiltà, è necessario trasformare il nostro sistema universitario in un’opportunità di cambiamento sociale, garantendo a tutti il completo accesso a ogni grado dell’istruzione e della conoscenza.

Chiediamo pertanto al Governo e al Parlamento di attuare questo cambiamento, a partire dallo stanziamento di risorse adeguate sul Diritto allo studio universitario, non solo garantendo la piena tutela a tutti gli attuali idonei, ma anche ampliando la platea degli aventi diritto attraverso un innalzamento dei livelli essenziali delle prestazioni. Troppo pochi sono gli studenti che oggi riescono ad accedere ai benefici: nel biennio 2013/2014 i vincitori di borsa nella nostra regione sono stati solo il 5,7% degli studenti totali, mentre meno di uno studente su 100 ha ottenuto un posto alloggio.

Il dilagare delle diseguaglianze nel nostro Paese rende dunque oggi questi provvedimenti una necessità ineludibile, rispetto alla quale crediamo che la politica debba dare delle risposte”.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *